Intervento di cataratta con laser a femtosecondi: come funziona
di Redazione
30/09/2026
Quando si parla di intervento laser per la cataratta si rischia di immaginare una procedura nella quale il laser sostituisce completamente il chirurgo. Non è così. Il laser a femtosecondi è uno strumento che può assistere il medico nell’esecuzione di alcune fasi della chirurgia della cataratta. L’obiettivo finale dell’intervento resta lo stesso della tecnica convenzionale: rimuovere il cristallino diventato opaco e sostituirlo con una lente intraoculare artificiale.
Ciò che cambia è il modo in cui vengono eseguiti alcuni passaggi. Capire questa distinzione è utile anche per evitare un secondo equivoco: femtocataratta e facoemulsificazione non indicano necessariamente due interventi completamente alternativi. Nella chirurgia laser-assistita, infatti, il femtolaser può preparare alcune fasi e il chirurgo completa poi la rimozione del cristallino e l’impianto della lente.
Che cosa fa concretamente il laser a femtosecondi
Il femtolaser emette impulsi estremamente brevi e consente di creare piani di separazione all’interno dei tessuti attraverso un processo chiamato fotodisruption.
Nella chirurgia della cataratta può essere impiegato soprattutto per:
- realizzare determinate incisioni corneali;
- creare l’apertura circolare della capsula anteriore del cristallino;
- pre-frammentare il nucleo del cristallino;
- in casi selezionati, eseguire incisioni corneali utili alla gestione dell’astigmatismo.
Prima dell’azione del laser, il sistema acquisisce informazioni anatomiche sull’occhio e il chirurgo programma la procedura.
La capsulotomia è uno dei passaggi più delicati. Il cristallino naturale si trova all’interno di una sorta di involucro, la capsula. Per poterlo rimuovere è necessario creare un’apertura nella parte anteriore di questa struttura.
Nella facoemulsificazione convenzionale tale apertura viene eseguita manualmente dal chirurgo; con il femtolaser può essere programmata e realizzata dal sistema laser.
Il secondo passaggio importante è la frammentazione del cristallino. Il laser può suddividerlo preliminarmente in più parti, facilitando le fasi chirurgiche successive e riducendo in determinati casi la quantità di energia ultrasonica necessaria.
Una volta terminata la fase laser, il chirurgo procede con la rimozione del materiale del cristallino e con l’impianto della lente intraoculare.
In altre parole, il laser è uno strumento del chirurgo, non un sostituto del chirurgo.
Femtocataratta e facoemulsificazione non vanno confuse
- Nella facoemulsificazione tradizionale il chirurgo crea le incisioni, apre la capsula e frammenta il cristallino utilizzando gli strumenti della microchirurgia e gli ultrasuoni.
- Nella chirurgia laser-assistita alcune di queste operazioni vengono invece predisposte attraverso il femtolaser. La successiva aspirazione del cristallino e l’impianto della lente restano comunque parte della procedura chirurgica.
La differenza tecnica è reale, ma non dovrebbe essere trasformata in uno slogan secondo cui il laser sarebbe automaticamente superiore in ogni paziente. Le revisioni disponibili indicano che il laser a femtosecondi può offrire una notevole precisione e ripetibilità in determinate fasi, come capsulotomia e frammentazione del nucleo. Allo stesso tempo, non è stata dimostrata una superiorità clinica universale rispetto alla moderna facoemulsificazione nei casi standard.
La scelta ha quindi senso quando viene collegata alle caratteristiche dell’occhio e agli obiettivi della chirurgia. Nel caso della femtocataratta il laser a femtosecondi interviene sulle strutture coinvolte nella chirurgia del cristallino e non ha nulla a che vedere con procedure finalizzate a modificare il colore dell’iride.
Prima del laser viene la pianificazione dell'intervento
Il momento più tecnologico dell’operazione rischia di attirare tutta l’attenzione, ma una parte decisiva del risultato viene costruita prima di entrare in sala operatoria.
La visita preoperatoria serve innanzitutto a confermare che il calo visivo dipenda effettivamente dalla cataratta e a verificare le condizioni complessive dell’occhio. Vengono quindi eseguite misurazioni utili a scegliere il potere della lente intraoculare che sostituirà il cristallino.
La lente non viene scelta in modo casuale. Esistono soluzioni monofocali, toriche e altre tipologie progettate per rispondere a esigenze differenti. La compatibilità di una determinata lente dipende dall’occhio, dalle condizioni retiniche e corneali, dall’eventuale astigmatismo e dalle aspettative visive del paziente.
È quindi necessario distinguere due decisioni che vengono spesso mescolate.
- La prima riguarda la tecnica con cui vengono eseguite le fasi della chirurgia. Qui entra in gioco l’eventuale utilizzo del femtolaser.
- La seconda riguarda la lente intraoculare che viene impiantata.
Una persona può essere operata con laser a femtosecondi e ricevere una determinata tipologia di lente, oppure eseguire una facoemulsificazione convenzionale con la stessa categoria di lente. “Femtocataratta” non è quindi sinonimo di “lente premium”.
Questo chiarimento evita aspettative sbagliate, soprattutto quando il paziente desidera ridurre il più possibile la dipendenza dagli occhiali dopo l’intervento.
Come si svolge la procedura e che cosa succede subito dopo
Il percorso concreto può variare in base al centro e al caso clinico, ma l’intervento alla cataratta viene normalmente eseguito in regime ambulatoriale o di day surgery e con anestesia locale, spesso mediante colliri anestetici.
- Nella procedura laser-assistita l’occhio viene posizionato in modo che il sistema possa effettuare le scansioni necessarie e applicare il trattamento programmato.
- Dopo la fase con il femtolaser, il chirurgo completa la rimozione del cristallino frammentato e inserisce la lente intraoculare.
L’intervento di femtocataratta presso le sedi Vista Vision è un percorso d'eccellenza, caratterizzato da tecnologie all'avanguardia, apparecchiature laser di ultima generazione e massima personalizzazione del trattamento. Il laser a femtosecondi viene impiegato con estrema precisione per l'incisione corneale, l'apertura della capsula e la pre-frammentazione del cristallino, garantendo interventi sicuri, mininvasivi e guidati da un'équipe medica altamente specializzata. Terminata la procedura, il recupero continua a casa secondo le indicazioni ricevute.
Nei primi tempi è normale che vengano prescritti colliri e controlli. È importante non strofinare l’occhio, rispettare la terapia e attenersi alle limitazioni fornite dal chirurgo per sport, sollevamento di pesi, acqua e altre attività potenzialmente irritanti o traumatiche.
Il recupero visivo può iniziare rapidamente, ma non è identico per tutti. Una vista non ancora perfettamente stabile nelle prime fasi non va valutata confrontandola ora per ora.
Anche l’eventuale differenza tra i due occhi può essere percepita in modo particolare se è stato operato inizialmente un solo lato.
Quando il femtolaser può essere preso in considerazione e quali sono i suoi limiti
Il femtolaser consente un’elevata precisione geometrica in alcuni passaggi chirurgici e può ridurre l’energia necessaria alla frammentazione ultrasonica del cristallino in determinate situazioni. Questi vantaggi tecnici non devono però essere tradotti nell’affermazione che ogni persona con cataratta debba necessariamente essere operata con questa modalità.
Esistono caratteristiche anatomiche e cliniche che possono rendere più o meno utile l’impiego del femtolaser. Anche la presenza di una cataratta particolarmente densa, le condizioni della cornea, le caratteristiche della pupilla e gli obiettivi refrattivi possono entrare nella valutazione. Al contrario, alcune caratteristiche dell’occhio possono limitarne l’applicabilità.
La decisione corretta nasce quindi dal confronto tra vantaggio tecnico previsto e caratteristiche del singolo caso. Lo stesso approccio serve quando il paziente domanda se l’intervento laser garantisca di non usare più occhiali. Il femtolaser non corregge da solo presbiopia, miopia o astigmatismo. La situazione visiva successiva alla chirurgia dipende soprattutto dalla lente intraoculare scelta, dai parametri dell’occhio e dall’assenza o presenza di altre patologie oculari. Anche un intervento tecnicamente ben riuscito non può eliminare un problema retinico, corneale o del nervo ottico già presente.
È per questa ragione che la valutazione preoperatoria non dovrebbe essere vissuta come una formalità necessaria per arrivare al laser. È la parte del percorso che stabilisce se il laser sia davvero la scelta adatta e quale risultato sia ragionevole attendersi.
L’intervento di cataratta con laser a femtosecondi rappresenta quindi una delle evoluzioni della moderna microchirurgia oculare, ma comprenderlo correttamente richiede di andare oltre l’etichetta “intervento laser”.
Il femtolaser può rendere programmabili e ripetibili alcuni passaggi; la diagnosi, la scelta della lente, la selezione del paziente, l’esecuzione chirurgica e il follow-up rimangono però elementi inseparabili del risultato. Ed è proprio questa distinzione a permettere al paziente di formulare la domanda più utile durante la visita: non semplicemente “posso fare il laser?”, ma “quale tecnica offre più senso nel mio caso, e perché?”.
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